Da un’intuizione nata nel mondo della notte a una realtà che coinvolge decine di giovani: intervista al direttivo che ha portato in città molto più di un semplice festival.
Ci sono idee che rimangono chiuse in un cassetto per anni, in attesa del momento giusto per esplodere. E poi ci sono persone capaci di trasformare quelle idee nel motore d’innovazione di una città intera. Il Cluana Festival nasce esattamente così: dall’esigenza di colmare un vuoto, dalla voglia di mettersi in gioco e dall'energia travolgente di un gruppo d'amici che ha deciso di restituire a Civitanova un po’ di quella magia che la città ha sempre regalato loro.
Abbiamo fatto una chiacchierata con due membri del direttivo dell'associazione C.B. Culture (organizzatrice del festival e non solo) per farci raccontare cosa c’è davvero dietro questo progetto, tra retroscena, momenti indimenticabili e visioni per il futuro.
Com’è nato davvero il Cluana Festival? C’è un momento preciso in cui avete detto: "Ok, lo facciamo"?
Riccardo: Nasce da un’idea che ci portavamo dietro da tanto tempo. Sia io che Giulio veniamo dal mondo della notte e da anni avevamo lo stesso pensiero fisso: fare un festival in città. Non è stato un colpo di testa impulsivo, abbiamo aspettato il momento giusto. Quel momento è arrivato a maggio 2025, quando finalmente tutti i pezzi del puzzle si sono allineati
Giulio: C’era una forte voglia interiore di creare qualcosa di figo, un’intuizione scattata anche per colmare una mancanza che sentivamo a Civitanova. Come dice Riccardo, abbiamo aspettato l’occasione giusta, ma con un gruppo così unito e motivato sarebbe stato davvero difficile non concretizzare grandi idee!
Organizzare un evento del genere richiede un impegno enorme. Cosa vi ha dato la spinta decisiva per partire?
Riccardo: Da soli non si va da nessuna parte, soprattutto con un progetto di questa portata. La vera spinta è arrivata quando abbiamo iniziato a coinvolgere i primi amici. La loro risposta non era affatto scontata: ci siamo ritrovati letteralmente travolti da un’energia che nemmeno noi immaginavamo.
Giulio: Il motore iniziale è stato sicuramente l’esigenza di dare qualcosa alla nostra città, unito magari anche a un pizzico di noia da combattere! Ma oggi il vero motore è questo grande gruppo che continua ad allargarsi mese dopo mese. È un’associazione che ha sogni davvero importanti.
Dall’esterno un festival sembra solo musica e divertimento. Ma cosa c’è dietro le quinte dell'organizzazione?
Riccardo: C’è un lavoro lungo un anno intero, non ci limitiamo alle settimane precedenti all'evento. Il direttivo dell’associazione conta 10 persone, ma attorno a noi ruotano circa 30 associati e altri 50 volontari. Oltre al festival, organizziamo attività per i ragazzi della città lungo tutti i 12 mesi.
Giulio: Dall’esterno può sembrare una passeggiata, ma quando ci sei dentro capisci che richiede uno sforzo immenso: riunioni quasi settimanali, scadenze serrate, incontri con gli sponsor, gestione operativa, mail, burocrazia, sicurezza... Vi assicuro che ci sono almeno 8 mesi di lavoro costante dietro quello che vedete.
Se doveste guardarvi indietro, quali sono stati i momenti più difficili e quelli più belli vissuti finora?
Riccardo: Il più difficile riguarda sicuramente gli scontri, le tensioni e lo stress nei periodi di massimo picco — la gestione dell’hub di quest’estate ne è un chiaro esempio. Ma fa parte del gioco, ogni difficoltà ti lascia una lezione. Il momento più bello? Il secondo giorno del festival di quest’anno: fino a due anni fa tutto questo esisteva solo nella nostra immaginazione, vederlo reale è stato impagabile.
Giulio: Io cerco sempre di vedere il lato positivo in tutto. Il momento più bello in assoluto è stato l’abbraccio collettivo con tutti i nostri amici sopra il palco: la dimostrazione vivente che insieme possiamo fare tantissimo. E la soddisfazione più grande? Vedere 40-50 persone restare a pulire e smontare tutto fino alle 5 di mattina, con il sorriso sulle labbra.
Quali sono i prossimi passi? Che piani avete per il futuro del Cluana?
Riccardo: Vogliamo far crescere il format fino a farlo diventare un punto di riferimento culturale a livello nazionale. E poi vogliamo sviluppare l’hub, facendolo vivere oltre i giorni del festival, per tutto l’arco dell’anno.
Giulio: Per sognare un po' più in grande — e magari far sembrare tutto un po’ più "fantascientifico" — il mio sogno è quello di ampliare lo spazio dell’evento fino a coinvolgere l’intera area portuale! Ma soprattutto, mi piacerebbe creare, insieme all’amministrazione comunale o con il supporto degli sponsor, uno spazio autogestito dedicato ai giovani: un luogo dove potersi confrontare, incontrarsi e inventare il futuro.
Una nota a margine (di chi c’era)
In questa storia c’è una cosa che le interviste, da sole, non riescono a raccontare fino in fondo e che ho avuto la fortuna di testimoniare con i miei occhi lavorando al Festival: la passione viva di chi fa accadere le cose e di chi per farlo sacrifica gran parte del proprio tempo pur di colmare una mancanza di cui in tanti si lamentavano e basta.
Se, a 30 anni, ho scelto di passare i miei ultimi 2 giorni di ferie come volontario e tuffarmi in prima persona nell’aiutare questi ragazzi, non è stato solo per tenermi occupato il fine settimana, ma perché sin dal primo momento in cui li ho conosciuti sono rimasto colpito dalla loro intraprendenza, dal coraggio e dall’amore sincero che hanno per la nostra città (alla faccia di chi predica che i giovani non ci sono, o quando ci sono che sono svogliati e senza voglia di fare). Vedere decine di persone mettersi in gioco gratuitamente, sacrificare serate, notti e weekend solo per regalare qualcosa di bello a Civitanova, è una di quelle cose che mi riconciliano con il futuro e mi fanno pensare ad un futuro roseo e, soprattutto, alla mia città come una realtà in cui sarebbe bello tornare a vivere e lavorare.
Proprio per questo, ora che le elezioni si avvicinano, un appello accorato va fatto a tutta la città e al mondo della politica: questo progetto culturale (e tutti gli altri simili che emergeranno) merita di essere sostenuto in modo serio, strutturato e disinteressato. Sarebbe un errore imperdonabile, a mio avviso, cedere alla tentazione di strumentalizzare il Cluana Festival o di usarlo come una semplice passerella elettorale o leva d'opportunismo, dimenticandolo fino al pienone che sono sicuro si ripeterà il prossimo anno. L'energia di questi ragazzi è pura, appartiene a Civitanova e qui deve continuare a crescere.
Sostenere il Cluana significa investire non solo sui giovani ma soprattutto sul territorio stesso affinché i ragazzi (e non solo) delle attuali e future generazioni possano avere la possibilità di rimanere (o tornare) e godere di queste cose a Civitanova, senza la necessità di doverle andare a cercare altrove come ho fatto io.