A livello cellulare e molecolare mi trovo a mio agio, è una dimensione che apprezzo e della quale mi piace conoscere; mi riferisco sia alle singole cellule e molecole, sia alle loro interazioni. Come insegna Rudolf Virchow, padre della moderna patologia, non esiste manifestazione clinica che non abbia inizio a livello cellulare. Ciò che clinicamente si manifesta, fenotipicamente visibile, è il risultato di alterazioni cellulari e molecolari. Ritengo, dunque, intrigante studiare e comprendere le cellule, le loro caratteristiche e interazioni, gli incontri e quello che da essi scaturisce.
C’è un viaggio interessante intrapreso da ogni progenitore in contesti naturali e artificiali, che lo condurrà, in ultima istanza, al prodotto finale: questo è il viaggio della sottrazione e della modellazione.
Il blocco di marmo è il progenitore, la scultura è il prodotto finale. Il primo è pluripotente: potenzialmente, attraverso la mente e la mano dello scultore, puo’ dare vita a innumerevoli opere. Il prodotto finale è all’interno del materiale, dal blocco di marmo la creatura scultrice toglie pezzi, sottrae e modella per ottenere la statua o il monumento.
La scrittura è un processo simile; benché possa sembrare puramente un assemblaggio di parole, dove si aggiunge, la realtà è differente: si rimuove e si cura la forma. In questo caso il progenitore è il recipiente di brogliacci in cui capillari di pensieri, esperienze, conoscenze si intersecano in un gomitolo caotico. Il prodotto finale è il saggio, la poesia, il libro, la serie di infiniti dossier che si fatica a contenere in un piccolo appartamento, all’ultimo piano di un palazzo in stile razionalista, nella periferia nord di Roma. Finanche nella scrittura, il viaggio da progenitore a prodotto finale è fatto di sottrazione e modellazione, permettendo al volatile superfluo di disperdersi. Nel processo creativo, togliere e modellare hanno la stessa valenza; poco puo’ esistere se si omette anche solo una delle due azioni.
Scrittura e scultura, arti umane, prevedono il coinvolgimento attivo della gente e il risultato dipende da estro, ratio e iudicium. Gli esseri umani, nolenti o dolenti, nelle loro attività artificiali, riprendono l’operato della natura, intraprendendo percorsi simili a essa; viaggi che, in contesti naturali, sono frutto di un lavoro evoluzionistico e di adattamento.
Difatti, durante il cammino evolutivo, nella selezione darwiniana, si puo’ assistere al fenomeno della sottrazione: da un lato resiste ciò che è adatto, favorevole alla perpetuazione della specie (selezione positiva), dall’altro viene tolto, sottratto quello che è sfavorevole e inadatto (selezione negativa).

Scavando negli scenari naturali, in cui si assiste a sottrazione e modellazione, ecco che studiare il marasma regolato all’interno dell’organismo umano risulta cruciale. È proprio lì dentro che, senza l’intervento eroico dell’uomo, progenitori pluripotenti compiono il viaggio per diventare prodotti finali terminalmente differenziati, ognuno col proprio lignaggio, ognuno col proprio tropismo.
La cellula staminale ematopoietica è il progenitore, il globulo rosso è il prodotto finale. La prima, attraverso il processo di eritropoiesi e sotto stimoli di varia natura, transita da cellula immatura indifferenziata a cellula matura specializzata; questo percorso avviene nel midollo osseo e dura circa sette giorni, passando attraverso tappe intermedie, in cui il progenitore perde pezzi di sè, toglie organelli, addirittura estromette il nucleo per fare spazio a ciò che serve: l’emoglobina, che è ciò che resta. Sottrae e modella per curare la forma migliore, affinchè la funzionalità prevalga. Il globulo rosso, anucleato, raggiunge una forma biconcava, che gli permette di circolare all’interno dei vasi (perfino quelli più piccoli) e contestualmente di aumentare la superficie cellulare deputata agli scambi gassosi a livello tissutale. L’emoglobina contenuta, infatti, si occupa di trasportare l’ossigeno dai polmoni ai tessuti e, nel tragitto inverso, rimuove l’anidride carbonica, ruolo chiave che permette la vita.
E gli ormoni? Beh, anch’essi sono protagonisti di un analogo processo: alcuni, invero, derivano da progenitori (pro-ormoni), che sono precursori inattivi e che vanno incontro a reazioni di clivaggio, ossia di taglio, per dare luogo all’ormone attivo. Tra gli esempi più comuni: insulina, angiotensina e ACTH (adenocorticotropina). Le molecole biologicamente funzionanti, anche in questo caso, si trovano all’interno e sono raggiungibili solo tramite taglio proteolitico, rispettivamente, delle seguenti proteine: pro-insulina, angiotensinogeno e POMC (pro-opio-melanocortina). Così, mediante sottrazione e rimodellamento, si giunge ai prodotti finali, i quali, circolando, regolano varie funzioni corporee, attivando cascate di reazioni.

In conclusione, malgrado, a primo acchito, i processi naturali e artificiali sembrino meramente addizionali, in cui si aggiunge, essi, in realtà, sono più intimamente collegati all’altra faccia della medaglia, ovverosia sottrarre, togliere. È nella sottrazione e nella successiva modellazione che si ricava la forma migliore.
Il progenitore è l’entità da cui ha inizio il corso: è pluripotente, indifferenziato, immaturo e puo’ dare vita a numerosi prodotti finali, maturi e terminalmente differenziati.
Gli esempi naturali che testimoniano tale viaggio sono molteplici e il mondo medico-scientifico offre un’ampia gamma di casi. L’incessante richiamo al suddetto mondo è, più in generale, un rimando alla natura; con questo termine comunemente ed erroneamente si pensa solo a piante, animali, corpi celesti, mari, montagne, ma, a dire il vero, è molto di più: è evoluzione, adattamento, mutazione, è ciò che avviene all’interno di un organismo, è l’insieme dei processi naturali…e la natura è così affascinante perché estremamente normale.