Non è l’assenza del ragionevole dubbio, è la presenza dell’oltre ogni ragionevole dubbio.


All’illustrissimo Fabio Napoleone, se potessi, stringerei la mano. Il suo mestiere porta con sè un peso molecolare notevole: è un magistrato, procuratore capo di Pavia. Da oltre quarantacinque anni, nelle vesti di pubblico ministero, svolge la funzione requirente con passione e dedizione, cerca colpevoli tra presunti innocenti. Sa fare le indagini, le coordina, esercita le azioni penali seguendo i codici e formula le richieste.
Eppure tutto ciò nasce da un atto molto semplice e ripetuto: studiare, leggere le carte, perché raccontano quasi tutto; dunque parte da lì.
Per porsi le giuste domande, che a volte sovvengono per caso, va a ricercarle dove c’è più probabilità di trovarle. Le carte processuali, le carte dei giochi, gli spartiti: sono disponibili a tutti allo stesso modo, per questo sono giuste. A differenza di altri elementi, esse potenzialmente sono le stesse per sempre, non hanno tempo. Dicono quasi tutto, ma richiedono il sacrificio di essere lette, reiteratamente.

Il Dottor Napoleone sarebbe un ottimo giocatore di scacchi, se già non lo fosse. In primis sa guardare tutta la scacchiera, sembra un’ovvietà ma non è facile. Chi non si abitua a farlo resta indietro. Egli invece, spesso, sta un passo avanti. E non mi riferisco al solo caso di Garlasco, ma ai tanti fascicoli che ogni giorno attentamente e minuziosamente sfoglia, alle carte che scrupolosamente esamina, ab immemorabili. Le inchieste che ha svolto sono molteplici, di una portata non indifferente, dalle corruzioni ai traffici di droga, dalle frodi fiscali alle irregolarità in materia di appalti pubblici, riuscendo a scoperchiare diversi vasi di Pandora.
Garlasco non è un fatto isolato, anzi.

Fabio Napoleone, però, prossimo alla pensione, ha deciso di dare un ulteriore esempio di grandezza; mi piacerebbe vederlo lavorare sul campo, in piedi in disparte, come quando nel seminterrato di casa del maestro di pianoforte, in una stanza piena di gran coda Steinway & Sons, per lo più neri, il maestro si siede per la dimostrazione de “La campanella” di Listz, che lo studente dovrà eseguire all’esame di conservatorio. E lo studente, ammaliato da cotanta bellezza, resta a guardare.
Così, l’illustrissimo Fabio Napoleone, leggendo le carte, secernendo citochine, mette in risalto i segni cardinali dell’infiammazione: calor (calore), rubor (rossore), tumor (gonfiore), dolor (dolore), functio laesa (alterazione funzionale). Cerca di fare al meglio il proprio lavoro, quello per cui ha consacrato tutta la vita. Chi lo critica, verosimilmente, non sa quello che dice.
La verità è figlia del tempo e non dell’autorità; ed esiste una differenza abissale fra autorità e autorevolezza. Il dottor Napoleone è autorevole e ha un senso di giustizia a me affine. 

Fabio Napoleone

Se si dedica più tempo alle cose, restituiranno di più e di meglio. Anche se puo’ sembrare la giustificazione di un ventisettenne pelato fuori corso all’università, mi riferisco a un altro aspetto: se si dedica più tempo a un’indagine, essa fornirà più informazioni, magari ricche e precise. Se si compiono più prove, si raccoglieranno più dati su cui lavorare. Sbrigare le cose in poco tempo, affrettare i processi, a parte poche eccezioni, restituirà di meno e di peggio. Il presupposto, che rende quanto rivelato vicino al vero, è l’adozione di una giusta metodologia, la presenza di un funzionale alfabetismo, di capacità logico deduttive corrette e di buona volontà.

Puo’ apparire una forzatura o il pensiero di certuni che niente di meglio hanno da pensare, ma il sistema giudiziario, per certi versi, è simile al sistema immunitario.
Sotto alcuni aspetti è il sistema immunitario della società, seppur nella sua accezione cinica e con delle differenze, dal momento che il sistema giudiziario si occupa di portare alla luce illeciti e illegalità messi in atto da prodotti umani, per regolamentarli, piuttosto che meramente sconfiggerli. Un intento assai nobile e disponibile.
Perciò combatte gli agenti patogeni della comunità e la loro capacità di eludere i meccanismi di difesa. È proprio su questo ultimo punto che voglio porre la mia più profonda attenzione: la natura elusiva, sfuggente, furba dei microrganismi e delle cellule tumorali, ma più in generale degli agenti patogeni tutti.

Essi possono essere opportunisti, ossia approfittano di un organismo immunodepresso o indebolito, e franchi, ovvero sempre e solo francamente patogeni, aggressivi indipendentemente dalla performance del sistema immunitario.
Il fascino dell’elusione si esplica innanzitutto perché è apparentemente un problema secondario: prima si scopre la presenza di quel microrganismo, di quella cellula tumorale, poi si fanno i conti con la capacità di eludere.
Possono aggirare le difese immunitarie in diversi modi, intervenendo a livello del loro genoma per modificare alcuni tratti, o sviluppando resistenze; possono mascherare le proprie molecole di superficie, cambiare rivestimento, per non essere riconosciuti (variazione antigenica) o inibire la fagocitosi, quel meccanismo in cui cellule specializzate (fagocitiche) ingeriscono e neutralizzano la minaccia. I microrganismi patogeni sviluppano una resistenza nei confronti di peptidi antimicrobici e sopprimono la risposta adattativa. Le cellule tumorali possono evadere l’apoptosi, un meccanismo di morte programmata, o secernere immunosoppressori per bloccare la risposta antitumorale.
La furbizia degli agenti patogeni, elusivi, eludenti, illudenti.

Elle

Il sistema immunitario, sia dell’organismo sia della società (sistema giudiziario), pertanto, ha l’arduo compito di fronteggiare non solo gli agenti patogeni in quanto tali, ma specialmente la loro astuzia, volontà di evadere, nascondersi, farla franca.
Per questo è importante leggere le carte, osservare tutta la scacchiera, stare fermi a guardare, dedicare tempo, avere una giusta metodologia e la buona volontà, perchè certamente si avranno maggiori e migliori dati. Solo così si puo’ restare un passo avanti, in vantaggio, per comprendere gli agenti patogeni e i loro meccanismi di elusione.

Un organismo è un perfetto esempio di società, ma anche una cellula è un perfetto esempio di società. Un perfetto esempio di società è costituito da altri piccoli perfetti esempi di società.
Grazie, dunque, illustrissimo Fabio Napoleone, interferone, per contribuire a un perfetto esempio di società.