A Civitanova, a settembre, aleggia quell’atmosfera nostalgica delle città di mare a fine estate. Qualche ostinato che ancora si fa il bagno mentre i lidi tolgono tutti gli ombrelloni, e chi invece ha già sostituito la vita da spiaggia con le passeggiate per il centro. Ma c’è chi il mare se lo vive a prescindere della stagione, chi è riuscito a trasformare la sua passione in qualcosa di più grande. È il caso di Giorgio Paolucci, detto Scanto’, dal nome della sua prima barca, presidente dell’ASD Medusa, sul molo di Civitanova. La mia intervista lo trova appena dopo una regata, mentre indossa ancora cappello, occhiali da sole e lo sforzo di chi ha incontrato il mare. “Oggi non c’era vento, è stato ancora più faticoso”, risponde quando gli chiedo come fosse andata. Medusa ASD sembra quasi un museo, in cui ogni parete è ricoperta di pezzi di storia marinara. Giorgio mi rivela che il pezzo a cui è più legato è un carapace di tartaruga. “Con una tartaruga così grande mio nonno ci ha mangiato per settimane”, mi dice.

Giorgio Paolucci detto Scanto'

Giorgio va in barca da quando ha sei anni, il mare è nel suo DNA: suo padre era, infatti, pescatore. Mi racconta il suo sogno, quello di attraversare l’Adriatico in una piccola barchetta a remi, progetto stroncato dalla pandemia nel 2020. “Questo sogno rimane, ma sai, sto invecchiando, e il mare si allunga con te”. Mi dice che dopo una certa età gli anni si calcolano in primavere. Strano, penso: uno come lui lo misurerei in estati.

Decidiamo di sederci fuori, vicino all’acqua, per farmi raccontare la storia di questo posto così caratteristico. “Il moletto è nato nel ’78. C’erano una ventina di soci, all’inizio, che tenevano le barche ormeggiate alle boe. Hanno deciso di creare l’Associazione, di prendere la concessione e costruire il moletto. È stata la prima associazione dopo il Club Vela, nato nell’immediato dopoguerra. Inizialmente era molto più piccolo, poi nel tempo è piano piano cresciuto per ospitare sempre più barche. Adesso siamo arrivati a una quarantina di soci. Io ho sempre frequentato questo posto, sono diventato socio alla fine degli anni ’80.”Ma come si gestisce un’Associazione del genere?
“Non è affatto facile, perché alcuni soci vedono questo solo come un “parcheggio” per la propria barca, e non collaborano alle iniziative e alla gestione del Moletto. È un peccato, perché questo posto può andare avanti solo se c’è collaborazione, e in pochi, non essendo retribuiti in alcun modo, si mettono al lavoro”


Giorgio mi racconta poi della grande quantità di eventi che organizza l’ASD Medusa, un luogo che vive sia d’estate che d’inverno, portando avanti iniziative di ogni genere. “Noi facciamo molte conferenze culturali, in collaborazione con il Centro Studi Civitanovese. Sia libri che parlano di mare, dei comportamenti da tenere quando si è in barca, ad esempio, sia libri di ogni genere, sulla guerra, sulle donne...poi ovviamente eventi sportivi, uscite in barca, regate. Cerchiamo di far vivere questo posto, quindi lo lasciamo usare anche per organizzare festicciole e serate. Ci sono dei gruppi di giovani che lo usano spesso, ma io per primo, ad esempio, ho festeggiato qui compleanni e addirittura il mio venticinquesimo di matrimonio. La svolta è stata quando abbiamo acquistato la stufa, così da poter vivere questo posto anche di inverno.”

Tanti hanno lasciato un contributo al Moletto Medusa: un’esperta tenne una conferenza su un’anfora antica ritrovata in mare dai membri dell’associazione – non con poche difficoltà causate dalla sovrintendenza ai beni culturali –, un’attrice di teatro shakespeariano invece scrisse una storia in cui una sirena passava per il Moletto e incontrava la gente che lo viveva. Una storia di fantasia, ma che ben rispecchia l’atmosfera un po’ magica che questo posto conserva. A questo punto, chiedo a Giorgio qual è il ruolo che vorrebbe avesse il Moletto per Civitanova. “Vorrei diventasse una sorta di “Museo del Mare”, è un altro dei miei sogni. Il problema è la legge Bolkestein, per cui la concessione potrebbe essere a rischio. Fortunatamente, essendo un’Associazione senza scopo di lucro, dovremmo riuscire a mantenerla, ma in queste questioni è sempre tutto molto instabile. Vorrei si riconoscesse il Moletto come una delle poche realtà che prova a tramandare la tradizione civitanovese”.

L'interno del Medusa ASD

Ci sono due parole fondamentali per il futuro di un posto del genere: giovani e amministrazione. Per quanto riguarda i primi, Giorgio sembra piuttosto speranzoso: “Oggi i giovani vivono molto la fascia oraria mezzanotte/cinque. Certo, anch’io andavo a ballare in tutte le discoteche più famose dei miei tempi, ma qua servono ragazzi volenterosi che vogliono viversi questo posto. Stamattina ho fatto la regata con questi tre ragazzi molto in gamba, ma sono pochi, ne servirebbero di più”. I tre ragazzi in questione poi sbucano fuori, e quando chiedo loro che rapporto hanno con il Moletto mi rispondono con grande sincerità. La ragazza sorride e dice “la pace”. Mi raccontano di quanto frequentare l’ASD Medusa sia un modo per staccare, per stare tranquilli, lontani da una quotidianità frenetica: un’alternativa alle solite attività per i giovani che Civitanova propone. Allora faccio una domanda che mi sta molto a cuore: servirebbero più posti del genere, luoghi di aggregazione (giovanile e non), qui a Civitanova? “Se si riuscissero a riempire...”, mi dice uno di loro. Non è tanto la presenza o meno di certi luoghi: è la mentalità che manca, la voglia, e probabilmente spesso non si conoscono nemmeno le realtà presenti in città.

La lettera del Vaticano ricevuta dal Moletto


E per quanto riguarda l’amministrazione, invece? Giorgio non si sbilancia: ha solo molta paura che il Moletto, col suo ruolo storico, venga inghiottito da progetti più grandi e quindi dimenticato. “Vorrei che questa fosse una realtà protetta dai civitanovesi”. Lo vedo nei suoi occhi, e in quelli di alcuni soci che sono arrivati durante la nostra chiacchierata, quanto impegno e passione ci siano dietro il Moletto Medusa. Chi ha riempito gli interni di cimeli marinari, chi mette la faccia in ogni iniziativa, amici che hanno contribuito a renderlo una piccola opera d’arte, come quello che ha disegnato la Medusa mitologica sulla facciata. “Sai, in realtà il nome è riferito all’animale, non alla mitologia. Ma un mio amico artista l’ha rappresentata così, ed è talmente bella che l’abbiamo tenuta”. Giorgio mi mostra con orgoglio la lettera di risposta del Vaticano all’invito consegnato a Papa Franceso di fare visita al Moletto. Per quanto non abbia mai camminato sul pontile, ha fatto comunque sentire la sua vicinanza e il suo supporto. “Questo posto è una creatura, un figlio, abbiamo lavorato tanto per farlo arrivare a questo punto”, mi dice uno dei soci più affezionati, mentre combatte per tener dritto un arbusto cresciuto troppo davanti l’ingresso. Quando un luogo viene amato e vissuto, si percepisce subito: è questo quello che provo mentre Giorgio mi racconta del Moletto Medusa.

Rimarrei ore ad ascoltare lui e i suoi racconti, a guardare tutti gli oggetti che il Moletto, come uno scrigno del tesoro, uno di quelli contrassegnati da una X rossa sulla mappa dei pirati, conserva al suo interno.
Giorgio si mette in posa davanti il Moletto, mi saluta e corre ad ascoltare i risultati della regata finita poco prima. E penso che questo posto dovrebbe essere contrassegnato da una X rossa sulla mappa di Civitanova, perché il vero tesoro sono le persone come Giorgio, che mettono tutti sé stessi in ciò che fanno, che coinvolgono gente di tutte le età, che hanno creato da uno spazio che era solo “di passaggio” un luogo dove fermarsi ad ascoltare il mare.