Percydicuore e le cose che non ci siamo mai detti
PER PAURA
Ho sempre avuto un debole per i messaggi salvati nelle bozze. Quelli che scriviamo di notte e poi non inviamo. Le frasi che restano lì, sospese tra il coraggio e l’orgoglio. A volte le rileggiamo il giorno dopo e pensiamo: meglio così. Ci convinciamo che tacere sia prudenza. Che alcune verità siano troppo ingombranti per essere dette. Quando insegnavo, il lunedì mattina scrivevo spesso una domanda alla lavagna per svegliare i miei studenti:
“Avete agito in conformità al desiderio che vi abita?”
Quasi sempre restavano in silenzio. Ma in quel silenzio riconoscevo qualcosa che riguarda tutti: la difficoltà di far coincidere ciò che sentiamo con ciò che abbiamo il coraggio di dire. Ci hanno insegnato che l’amore è un’emozione travolgente, una specie di inciampo capace di salvarci dalla noia. Quello che nessuno ci dice, però, è che l’amore è soprattutto una scelta quotidiana.
E le scelte, quasi sempre, fanno paura.
PER ORGOGLIO
Per molto tempo ho creduto che le parole non dette fossero un rifugio sicuro.
Uno scudo. Pensavo che tacere servisse a proteggere l’amore, come si protegge qualcosa di fragile, o di troppo pulito, dalle mani sporche degli altri o dalla violenza dei disattenti. Poi ho capito che l’amore somiglia molto di più a una pallina da padel. Rimbalza. Si consuma. Incassa colpi infiniti, Tagliati, steccati, involontari, piatti, pieni. Non importa. Funziona e basta. Sempre. Senza quella pallina non ci sarebbe alcun movimento. Non faremmo la borsa per andare al campo. Non pagheremmo la nostra quota per giocare. Non compreremmo una racchetta. E lo stesso discorso in fondo vale anche per le parole. Il desiderio non vuole consumare l’altro come un oggetto in vetrina. Vuole incontrarlo. E per incontrarsi davvero bisogna parlare. Anche quando è difficile.
Questa rubrica nasce da qui. Dalle parole che non abbiamo detto. Dai messaggi rimasti nelle bozze. Da tutte quelle frasi che, per paura o orgoglio, muoiono dimenticate chissà dove.
Qualche tempo fa mi è capitato di rileggere un vecchio messaggio che non avevo mai inviato. Era scritto bene, forse anche troppo. Dentro c’era tutto: la nostalgia, il rimpianto, perfino un tentativo elegante di chiudere una storia senza ferire nessuno. L’ho riletto tre o quattro volte. Poi ho capito una cosa: non l'avrei mai inviato, e non per prudenza, ma per paura. Con il tempo ho imparato che molte relazioni non finiscono per mancanza di amore, ma per mancanza di parole.
Non diciamo quello che sentiamo perché temiamo di sembrare troppo fragili, troppo esposti, troppo sinceri. Così scegliamo il silenzio.
E il silenzio, lentamente, fa il lavoro che la verità avrebbe potuto fare subito.
PER MANCANZA DI TEMPO E DI SPAZIO
Percydicuore non sarà di certo una rubrica sull’amore perfetto, ma proverà ad essere una rubrica sull’amore reale. Sull'amore che abita le città, al di là di porte e finestre accese dentro case abitate, sotto i lampioni di strade e vicoli su cui passeggiamo soli con la musica in cuffia, impauriti di subire qualche aggressione o accompagnati da un cane fedele che ci protegge dal male o dalla solitudine.
Nelle lettere d’amore c’era anche il QR code di una playlist pensata e creata per passeggiare sotto i lampioni o lungo il mare, mentre le barche lasciavano il porto. L’anno scorso facevo le stesse passeggiate nella stessa notte silenziosa, ma in montagna, a Cortina. La musica e certe canzoni erano le stesse, e servivano a parlarmi d’amore e a sconfiggere gli stessi mostri che abbiamo tutti e che abitano la notte.
Tra le cose che non ci siamo ancora detti c'è il motivo dell'esistenza di Percydicuore. Già saprete che si tratta di un progetto avviato con buste contenenti lettere d'amore scritte da me, che a cadenza settimanale venivano posizionate negli angoli più belli, a mio parere, di Civitanova Marche, per 4 settimane, in prossimità dell'evento mediaticamente sentitissimo per questo 2026 di San Valentino. Percydicuore è stato un pretesto per uscire allo scoperto, pubblicamente, come professore di filosofia di un’aula senza pareti e di una scuola che non è costretta a sottostare a certi dettami nocivi; libero di testimoniare la mia passione per la cultura, nella bellezza di temi profondamente umani come l’amore, e per quella forma di comunicazione in cui credo davvero: non quella che si limita a fornire informazioni, ma quella che sa creare relazioni. Tutto ciò mi ha permesso di iniziare a dare forma, attraverso nuovi amici e nuove idee, a quello che è il mio più profondo desiderio: insegnamento e apprendimento, fare filosofia con le persone, nel senso più nobile del termine che è amore del sapere, della crescita personale, e sapienza dell'imparare ad amare. Non ho iniziato ora, naturalmente, a dedicarmi a tutto questo, ma ogni nuovo progetto rappresenta un nuovo inizio a cui dedico tutto me stesso e a cui auguro il meglio perché piaccia tanto a voi quanto piace e affascina me.
PERCHE POSSIAMO ANCORA DIRLE
Ed è per questo che vorrei iniziare con una domanda, per voi, molto semplice.
“Qual è la frase che non hai mai avuto il coraggio di dire a qualcuno?”
Scrivila. Anche in forma anonima, non importa.
Perché, a pensarci bene, l’amore abita spesso proprio lì, in quegli spazi che non hanno nome, come si chiedeva Albus Dumbledore nella saga di Harry Potter; spazi che separano gli attimi entro cui avvertiamo l’assenza di chi amiamo. Le vostre risposte saranno tutte nel prossimo articolo. Intanto qui vi lascio, come suggerimento, qualcosa da ascoltare, da guardare e da leggere, e lo farò ogni volta.
Iniziamo da I wanna be yours degli Arctic Monkeys, come grido nei momenti in cui ci sentiamo più scoperti, mentre il cuore graffia la gola e la voce di Alex graffia quelle parole che da un microfono e da tre chitarre meritano di uscire per arrivare a tutti noi.
I wanna be yours Ford Cortinaaaaa
Poi c’è un film del 2026 che vi consiglio, Le cose non dette di Gabriele Muccino, dove ciò che non raccontiamo pesa più delle parole che scegliamo di usare nella vita quotidiana.
Miriam Leone: -Ci sarà per sempre un prima e un dopo Tangeri-
E infine ho pensato a diversi libri ma per questo primo articolo ho scelto, non so perché, Le 8 montagne di Paolo Cognetti, per i luoghi che, più dei protagonisti, sembrano portare con sé questo -avrei qualcosa da dirti ma aspetto che qualcuno trovi il coraggio di farlo- prima che neve e poi vento portino via anche il senso di un amore che è soprattutto philia platonica.

Tre modi diversi di avvicinarsi alle parole lasciate sospese. Tre modi diversi di avvicinarsi alle parole lasciate sospese. Tre modi diversi di guardare all'amore con coraggio, rischio e scelta consapevole attraverso storie che ci rammentano ciò che abbiamo provato ma che non siamo riusciti a dire.
E allora te lo domando ancora:
“Qual è la frase che non hai mai avuto il coraggio di dire a qualcuno?”