La metropoli dello scibile umano la immagino piena di ponti e collegamenti. Tanti edifici, su più livelli. Iniziereste mai a costruire una vostra città di cui non conoscete i potenziali confini? Senza pormi questa domanda, ho messo i primi mattoni. Mi riporta un po’ di serenità. E se ne uscirà solo un palazzo o un quartiere, allora starò bene. La medicina mi ha aiutato, perchè è un terreno fertile, dove posso abitare. Con me, le curiosità, le deduzioni, le passioni. L’abitudine è di vedere un inizio e una fine. Poche eccezioni, tuttavia, esistono.


Se ci procuriamo una ferita, non possiamo direttamente controllarne la guarigione. Non è il nostro livello. Autonomamente il sistema immunitario lavorerà per ripristinare la condizione migliore. In letteratura si parla di omeostasi: un equilibrio in cui, a fronte di variazioni dell’ambiente esterno o interno, vengono mantenuti in un range fisiologico i parametri vitali, quali pH, temperatura corporea, pressione arteriosa, glicemia…questi sono soltanto alcuni. 

Possiamo creare situazioni ideali affinché la guarigione avvenga. Favorire il processo: applicare del disinfettante, tamponarla e medicarla, introdurre una giusta dose giornaliera di proteine e vitamine con la dieta. Ma non dipende infondo da noi. Dobbiamo fidarci delle cellule del sangue, del fegato (che produce i fattori della coagulazione) e della cascata messa in atto per ripristinare il tessuto sano. Come questo, di casi in cui è bene fidarsi di un altro livello ce ne sono a bizzeffe. 

Il battito cardiaco. Lasciando da parte la sconvolgente meccanica elettrica alla base. Nel nostro organismo ci sono impulsi elettrici che scaturiscono cose, azioni. Sono potenziali d’azione, difatti. Il battito cardiaco non dipende da noi, dalla nostra volontà. Se ne occupano al secondo livello. Non ci compete.

Un ramo del sistema nervoso, chiamato sistema nervoso autonomo (SNA), fa parte del secondo livello. Provvede a tante cose, azioni, tra cui: battito cardiaco (frequenza cardiaca e forza di contrazione), secrezione di ghiandole, digestione. Ma non solo.
Il SNA viene suddiviso in tre branche: sistema simpatico, parasimpatico ed enterico. Simpatico e parasimpatico tendenzialmente hanno funzioni opposte. Il primo per le azioni di “lotta o fuga” (fight or flight). In situazioni di stress o pericolo. Il secondo per le azioni a riposo (rest and digest). In situazioni di recupero.
Il sistema enterico innerva le porzioni gastrointestinali, come il nome suggerisce. È il cervello dell’apparato digerente. Regola motilità, secrezioni, flusso sanguigno, assorbimento. Oltre 100 milioni di neuroni ubicati nello spessore della parete intestinale.

Tanjiro Kamado

La respirazione. Qui la situazione un poco si complica. È vero, possiamo volontariamente trattenere il respiro (apnea volontaria). Ma per quanto?
Oppure nel canto, possiamo volontariamente contrarre il diaframma e rilasciarlo. Ciononostante mi riferisco alla respirazione naturale, spontanea: 12-16 respiri al minuto in un adulto sano. I muscoli implicati, come il diaframma e gli intercostali (o altri minori), vengono innervati da nervi del sistema nervoso somatico, volontario. Eppure, la respirazione è un processo prevalentemente involontario, autonomo. I centri respiratori, a livello del tronco encefalico, mandano segnali, impulsi ritmici ai muscoli respiratori. Essi corrono su fibre nervose e permettono la contrazione dei muscoli per consentire la respirazione tranquilla.

Diventa qualcosa di cui possiamo non occuparci. Nel frattempo facciamo altro: studiamo, ci alleniamo, leggiamo manga, giochiamo a Magic The Gathering, cuciniamo un’omlette. 

A proposito di omlettes, la cucina francese - intendo la scuola francese - nella tecnica è maestra. Ogni chef la conosce, ma non solo. Le salse madri, i tipi di tagli con coltello (julienne, brunoise, concassè, mirepoix, chiffonade), i ruoli in cucina, le tecniche di cottura. Insomma la storia. Manuali di nozioni a disposizione di tutti. Tecnica ed eleganza. Precisione e meticolosità. L’esaltazione della semantica e del glossario affinché si parli una lingua comune. Tutte cose che mi piacciono. Quanta sapienza…
Per non parlare della loro tradizionale valorizzazione di un prodotto che onoro: l’uovo. Non che io ne sia incallito consumatore, tuttavia ho un ricordo.
Da bambino, nonna Maria ci portava dalla sua amica in campagna a prendere le uova fresche. Poi negli anni ho imparato la loro versatilità. Ci si possono cucinare
innumerevoli pietanze. Piatti dolci e salati: zabaione, crema pasticcera, viennoiserie, frolla, pan di spagna, crepes, pasta fresca. E ancora: uova pochès, alla coque, strapazzate, al tegamino, mollets, sode, omlettes. Una decina di preparazioni non rende l’idea di quanto altro si possa realizzare.

Conclusa la digressione sulla scuola culinaria francese, torno a ripetere.


In modo attivo possiamo favorire i processi autonomi, involontari. Volontariamente. Creando le condizioni migliori. Possiamo intervenire sui cosiddetti fattori ambientali: stile di vita, nutrizione, profilassi, ambiente lavorativo e quello in cui viviamo.

I fattori genetici, invece, non sono modulabili, stanno lì e basta. O meglio, vanno incontro a modifiche e polimorfismi senza il nostro controllo. Anche in questo caso possiamo sfavorire o favorire che ciò avvenga. A tal riguardo, un breve accenno all’epigenetica.
Vi è un livello al di sopra della genetica che considera alcune modificazioni (epi)genetiche come conseguenze di fattori ambientali. “Epigenetica” significa letteralmente “sopra la genetica”. Studia come comportamenti e ambiente influenzino l’espressione genica, senza modificare le sequenze di DNA, bensì agendo sul grado di espressione genica.
Numerose patologie, in particolare le malattie multifattoriali/complesse (o non comunicabili), eziologicamente nascono dall’interazione tra fattori ambientali e genetici. Si tratta di patologie non ereditate secondo i classici schemi di trasmissione mendeliana. Possono essere comprese valutando l’azione congiunta di fattori ambientali e genetici.

Al secondo livello appartengono anche i meccanismi a feedback negativo. Le molecole, i metaboliti, gli ormoni regolano negativamente la loro stessa produzione, agendo a ritroso sull’asse a cui appartengono.
Detta facilmente: se di quella molecola vi è un’ingente quantità, allora essa stessa regolerà negativamente la sua produzione. Con un meccanismo a feedback negativo, agirà a monte per inibire la sua secrezione. Soprattutto nel sistema di controllo endocrino, esistono degli assi che connettono regioni anatomiche differenti e controllano l’increzione ormonale. Alcuni esempi sono gli assi: ipotalamo - ipofisi - tiroide e ipotalamo- ipofisi - surrene.

Vi è un controllo autonomo, involontario, organizzato. Non è necessario pensarci costantemente, bensì sapere che esiste. E, più o meno approfonditamente, conoscerlo. La volontà, qui, non trova spazio. Appartiene ad un altro livello, che puo’ influenzare il secondo livello, seppur in modo limitato. Puo’ scaturire frustrazione, ma aprire all’accettazione.
Trovo leggero accettare cose che non dipendono da me, dalla mia volontà. E lo consiglio. Il tempo, in questo, è nostro amico. Quel tempo che vediamo sempre di cattivo occhio, si spoglia delle vesti di nemico ed è dalla nostra parte. Per accettare cose che non dipendono da noi.

Quando esco a comprare un libro, magari non lo trovo subito, la prima volta. Poi ci ritorno, ma ancora non lo trovo. Finirò per ricordare il titolo del libro che volevo comprare. Per mesi, forse anni. Non sono un superuomo, anche se qualche stronzo vuole farmelo credere.