Avete presente quando lo smartphone finisce la vostra frase con il suggerimento perfetto, o quando ChatGPT vi scrive una mail così formale che sembra quasi intelligente? Ecco, in quel momento scatta il brivido: e se la macchina stesse diventando più umana di me?
Da diverso tempo, dopo aver svolto qualsiasi cosa o dopo averla anche solo pensata, nella mia mente si apre infatti il quesito - forse ChatGPT (o fratellastri simili) lo avrebbe fatto meglio e più velocemente ? Essendo per certi versi pigro ho sempre la tendenza a massimizzare il risultato minimizzando lo sforzo e l'AI è in questo un'arma potentissima.
Tornando alla domanda sopra, forse sì o forse no, diciamo che dipende da chi giudica il risultato finale e da cosa si aspetta come risultato stesso. La verità è che l’Intelligenza Artificiale è un attore straordinario, ma recita un copione scritto da noi e siamo sempre noi a giudicarla (un pò come con le persone, quante volte qualcuno può risultare simpatico a qualcuno ed antipatico ad altri). Certo, risponde ai messaggi, pianifica le nostre giornate e tra poco forse ci farà anche il caffè. Ma c’è un confine invisibile, un territorio fatto di imperfezioni e dettagli, dove l’essere umano rimarrà sempre imbattibile.
I motivi sono essenzialmente tre, ed è qui che l'AI alza le mani.
1. Il corpo e la "pelle"
L’AI non ha un corpo. Può scrivervi una poesia strappalacrime sulla malinconia d'autunno, ma non sa cosa significa avere la pelle d'oca, sentire lo stomaco che si stringe per l'ansia o essere stanchi morti dopo una giornata di lavoro. Noi sentiamo con la pelle prima che con il cervello. La macchina elabora dati sul dolore, ma non ha mai sofferto; calcola la felicità, ma non ha mai sorriso o amato.
Ecco dunque una prima distinzione che reputo chiave, ovvero l'empatia e la capacità di immedesimarsi nella situazione (fisica o mentale) altrui, semplicemente per il fatto di essere carne ed ossa.
2. Il desiderio (e i colpi di testa)
L’algoritmo si sveglia la mattina? No, resta acceso. Non ha intenzionalità, non ha desideri. Fa quello per cui è programmato, ottimizzando i risultati in base al passato. L’uomo, invece, è l’unico animale capace di fare scelte totalmente illogiche, controproducenti e folli solo perché "se lo sente". Le macchine calcolano probabilità; noi cerchiamo significati.
Qui troviamo la seconda differenza. Non ci dimentichiamo infatti che la maggior parte (o comunque un discreto numero) delle scelte fatte dalle persone non seguono criteri razionali ma nascono da ricordi, sentimenti, suggestioni, emozioni che prendono il sopravvento sul calcolo razionale stesso (pensate a quante volte la testa vi diceva di innamorarvi di qualcuno mentre voi finivate puntualmente ad innamorarvi di qualcun altro).
L'altro giorno stavo facendo delle commissioni e camminando ho trovato davanti a me una scala sotto la quale passare per proseguire nel breve percorso che rimaneva per arrivare a destinazione. Cosa ho fatto ? Ho cambiato strada, allungato e preso una via parallela semplicemente perchè sin da piccolo mia madre ha inculcato in me l'idea che passare sotto le scale porti sfortuna. Risultato ? Nella deviazione ho incontrato una persona che non vedevo da tempo (una decina di anni più o meno) e questo incontro è stato probabilmente il momento più bello di quella giornata.
3. Il "Fattore Caos" e gli errori della quotidianità
L’AI vive di schemi e precisione. Ma la vita reale, specialmente quella delle nostre comunità, è fatta di imprevisti, errori e sfumature. È la battuta improvvisata con il vicino di casa, l'intuito di un artigiano che corregge un pezzo "a occhio", il caffè offerto al bar senza un motivo apparente, la parola scritta senza H o senza accento. Quel mix di caos, empatia spontanea e calore umano è semplicemente impossibile da codificare in una stringa di numeri.
La macchina è perfetta nel dare risposte preconfezionate, ma l’uomo resta superiore per un motivo banale: siamo gli unici a saper fare le domande giuste, quelle che nascono dal cuore e non da un database.
Parlando con un collega l'altro giorno siamo arrivati alla conclusione che per capire se una mail è scritta veramente da una persona e non dall'AI basterebbe controllare se ci sono errori di battitura o indizi simili. Buffo no ? Gli errori, da sempre visti in accezione negativa, possono in questo caso avere un connotato diverso (non fraintendetemi, ciò non significa infatti che per distinguerci dobbiamo per forza abbassare la qualità del nostro output o errare appositamente)
Credo però che dobbiamo tenere a mente queste differenze e a ricordarci l'importanza delle stesse come elementi distintivi dell'uomo rispetto a tutto il resto per essere in grado di difendere il nostro ruolo nel mondo e soprattutto la nostra unicità.
Il colpo di scena (ovvero: da che pulpito viene la predica)
A questo punto, è giusto che vi dica la verità. Sono Alessio Balducci e vi scrivo queste parole nonostante da 3 anni passi le mie giornate immerso fino al collo nei database, con un obiettivo preciso: convincere aziende internazionali e clienti sviluppare nuovi, incredibili progetti basati proprio sull'Intelligenza Artificiale.
Sì, avete letto bene. Il mio lavoro è spingere le macchine al limite e aiutarvi a usarle al meglio. Ma lo faccio con una certezza assoluta: più aiuto a digitalizzare i processi, più mi rendo conto che l'AI serve a toglierci di dosso i compiti ripetitivi per lasciarci il tempo di fare l'unica cosa in cui siamo insostituibili. Essere umani.
Quindi, se avete bisogno di un aiuto per far decollare il vostro progetto, sapete dove trovarmi. Per tutto il resto — una chiacchierata storta, un'idea folle o un caffè pagato — ci vediamo in giro.